Stefano Rampolla ci racconta la sua Dakar

Stefano Rampolla ci racconta la sua Dakar

Carissimi,
Sono nella mia cuccia in 5 min devo scrivervi tutto perchè tra poco dovrò riposare e ho i minuti contati.

Beh
Siam gia quasi arrivati…molto stanchi!
Le dune sono tanto belle quanto tecniche.

1a tappa
La partenza della Dakar e’ qualcosa che ogni uomo avrebbe il dovere e il diritto di provare. Il pubblico e’ impazzito. E tu sei il loro idolo indiscusso. E’ come vivere un giorno da eroe
Fischiano come i pazzi, urlano, sorridono . E sono milioni. MILIONI. Un milione a lima e 800.000 sul trasferimento. Lima e’ completamente in visibilio e io con loro. Sono 30 anni che aspetto questo di momento e me lo voglio godere dal primo all’ultimo istante. Quindi inizio a a salutare tutti. Tutti significa tutti. Da quelli alle transenne a quelli in cima alle colline in autostrada. Più  li saluti più  impazziscono.
Dopo 3 giorni ho imparato che se mandi i baci poi e’ il panico totale…
Quando poi mandi il doppio bacio e’ come buttare il kerosene sulla brace.
Dopo un trasferimento di 200 km tutto così ci fermiamo al benzinaio e li e’ il delirio…il notaio avra’ fatto 100 foto con bebe’ di ogni natura e colore in braccio. Un bambino non avendo un bebe’ si avvicina col suo cucciolo di cane in braccio. Tutti vogliono autografi e foto con noi. E il benzinaio e’ talmente raso di gente che dobbiamo separare le folle a suon di limitatore
Arriviamo aPisco. 40 gradi. Si schiatta davvero. Pronti via speciale
Il notaio parte come fortissimo.
La sabbia e’ molle che non si riesce a stare in piedi, solo avvicinarsi allo start e’ un calvario.
L’anello e’ piccolo e velocissimo. La gente scanna. Il pubblico in cima alle dune e’ in delirio.

2a tappa
240 km di speciale tutte dune e come riposino nel mezzo un po di fesh fesh condito da pietre e zone di cantiere con buche di benna

E’ stato deciso che si parte moto e quad insieme. Non va benissimo
I primi 10 km, come peraltro molti dei successivi si fanno completamente alla cieca, perche’ i quad sollevano tanta polvere quanto un auto.

Dopo una mezzora iniziano le barcane, a tratti molto alte…e infatti all’orizzonte vedo un fumo nero, quando sopraggiungo vedo un tipo sdraiato a 40mt dalla moto, ma non sembra essersi fatto male, sembra piu sdraiato sulla spiaggia…mentre si guarda la sua moto che brucia.
LA SUA MOTO + LA SUA DAKAR CHE BRUCIA.
Alla prima tappa, mamma mia

Proseguo bello leggero…. o almeno ci provo

10 km piu’ avanti iniziano le dune casse’…
Arrivo in cima ad una di queste e sotto trovo l’ecatombe…il muro e’ quasi verticale e sara’ alto 20 mt.
5 mt sotto c’e’ uno con la moto a testa in giu, sdraiato malamente che continua a toccarsi il polso….in fondo alla duna ce n’e’ un altro che probabilmente ha cappottato poco prima sdraiato.
Io per non centrare il tipo vicino tento di manovrare ma ovviamente volo…
mi preoccupa che soppraggiunga qualcuno e arriva un nordeuropeo sveglio come solo i nordeuropei sanno essere…gli urlo LE. SENTINEL…PRESSE LE SENTINEL!!!! Solleva le braccia ……vabe’ giro’ la moto la metto perpendicolare e vedo di uscire da sta situazione spiacevole…sollevo la moto spalanco e scarroccio sulla moto dello sventurato col polso dolente usandola come appoggio,
LA PROSSIMA Volta Schiaccia il sentinel.
Spostati  Gli urlo. Ma probabilmente e’ di Bratislava..e non capisce niente!

Continua…

Un commento su “Stefano Rampolla ci racconta la sua Dakar”

  1. Roberto

    Vai Ste!!! Ci vediamo quando torni e tra una cessione di crediti e l’altra finisci il racconto.
    In bocca al lupo e divertiti.

    Roberto

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